Nuovi modi di stare a tavola, tra home e pop up restaurant

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In molti settori dell’economia l’intervento del legislatore risulta determinante nel garantire una crescita adeguata del business. Si pensi, nel prossimo futuro, all’auto a guida autonoma e al nuovo quadro normativo in cui dovranno muoversi automobilisti divenuti di colpo semplici passeggeri trasportati da software e sensori. Passeggeri che magari proseguiranno il viaggio prenotando un’auto con un vero autista su Uber, azienda che ha atteso a lungo leggi che definissero il suo perimetro operativo in Italia, e alla fine è rimasta delusa da compromessi volti ad assecondare le lobbies avverse. Questo frastornato passeggero, durante il viaggio in Uber, potrebbe scegliere un alloggio su Airbnb, scoprendo che anche nel mondo del turismo esiste una selva legislativa non meno folta e incerta. Pensando alla cena, infine, se deciderà di condividerla con utenti conosciuti in un’apposita piattaforma, sposando il fenomeno degli home restaurant, dovrà imbattersi nelle nuove norme approvate in parlamento a luglio 2016.

L’home restaurant resta un trend in forte ascesa in Italia, capace di fatturare oltre 7 milioni di euro l’anno e oltre 35 mila cene organizzate attraverso Gnammo.it, Vizeat.com e altre piattaforme web specializzate. Gli interventi legislativi in materia, mirano a rendere gli incassi di queste cene un arrotondamento del reddito, e non una fonte di guadagno che tolga fette di mercato ai ristoratori professionisti. Così, chi fa della propria abitazione un’home restaurant, non deve superare per legge i 500 coperti e i 5000 euro annui di incasso.

Un’altra norma introdotta riguarda la modalità di pagamento, che deve essere digitale. Prevista anche la stipula di una copertura assicurativa a favore degli invitati. Per il resto, si è liberi di organizzare serate all’insegna dell’incontro, la condivisione, il risparmio economico, puntando su cene a tema, originali menu, particolari utensilerie, casalinghi e arredi. Si possono anche approfondire temi, consigli ed esperienze che naturalmente non devono per forza vincolare all’argomento cibo.

E se con gli home restaurant non si è destinati a diventare facoltosi, diversa è la questione per i pop up restaurant. Come i pop up che appaiono durante la navigazione in internet, questi ristoranti compaiono inaspettatamente in luoghi di tendenza delle metropoli o delle località turistiche, rimanendo aperti per poche settimane o mesi, solo in determinati giorni e a certi orari. L’obiettivo è di lanciare la carriera di giovani chef, fare test su possibili, future location di ristorazione e sperimentare nuovi ingredienti. Da New York al Messico, alla Finlandia, i pop up restaurant stanno avendo buon gioco nel segmentare una clientela molto facoltosa, che ama sperimentare e scegliere eventi davvero esclusivi. Dunque gli incassi sono ragguardevoli. Staremo a vedere se in Italia – patria dell’alta cucina – la burocrazia e la legislazione favorirà la diffusione di questa nuova tendenza.